giovedì 11 gennaio 2018

Elogio dei sogni - Wistawa Szymborska


In sogno
dipingo come Vermeer.
 
Parlo correntemente il greco
e non solo con vivi.
 
Guido l'automobile,
che mi obbedisce.
 
Ho talento,
scrivo grandi poemi.
 
Odo voci
non peggio di santi autorevoli.
 
Sareste sbalorditi
dal mio virtuosismo al pianoforte.
 
Volo come si deve,
ossia con le mie forze.
 
Cadendo da un tetto
so planare dolcemente sul verde.
 
Non ho difficoltà
a respirare sott'acqua. 
Mi rallegro di sapermi sempre
svegliare prima di morire.
 
Non appena scoppia una guerra
mi giro sul fianco preferito.
 
Sono, ma non devo
esserlo, una figlia del secolo.
 
Qualche anno fa
ho visto due soli.
 
E l'altro ieri un pinguino
con assoluta chiarezza.
 "Elogio dei sogni" di Wistawa Szymborska è o può essere un lineare encomio alle manifestazioni oniriche che pervadono le nostre notti ma, ogni qualvolta che rileggo i versi, la mia mente elabora un'interpretazione quasi paradossale.
Sono sempre stata affascinata dai componimenti semplici: instillano nel lettore il dubbio che vi siano messaggi celati od interpretazioni superiori, portandolo a concetti inesplorati nella quotidianità. (Così mi sperdo in uno sconfinato cielo striato dai bordi sfaccettati delle stelle)

lunedì 8 gennaio 2018

Bramosia di corvi - 04/11/2018

Risultati immagini per corvi

Sospiro
la bramosia dei corvi
nei campi a beccare.
Mio corpo
tra tue mani.
 Il sipario si riapre dopo una lunga pausa: i drappi di velluto rosso sono impolverati ma vivida è la voglia del poeta di tornare sulla scena.

sabato 6 gennaio 2018

AMAtrice: cartoline da un terremoto


Cari lettori, 
il post di oggi è volto alla promozione della campagna "AMAtrice:cartoline da un terremoto" promossa e gestita da Stefano Zoia e Fabiana Polese, due affezionati amici di famiglia.

Stefano e Fabiana nel luglio scorso hanno trascorso alcuni giorni nei pressi di Amatrice, visitando i luoghi devastati dal terremoto e partecipando al disagio ed al dolore dei locali. Le intense emozioni ed il forte sentimento umanitario li hanno portati, una volta tornati dal breve viaggio, ad ideare "AMAtrice:cartoline da un terremoto".
Il progetto ha lo scopo di sensibilizzare la popolazione italiana verso coloro che vivono ad Amatrice e dintorni, impedendo la dimenticanza.
I contributi saranno interamente devoluti all'Istituto omnicomprensivo Amatrice che impiegherà il ricavato per sostenere le spese della mensa scolastica per gli alunni della scuola locale.

 Le donazioni possono essere libere: l'importo sarà da voi determinato e non riceverete nessuna ricompensa in cambio; oppure prestabilite dal promotore della campagna con annesse cartoline riproducenti gli scorci più suggestivi di Amatrice (per maggiori dettagli visitate la pagina del progetto ai link sottostanti)

Il pubblico può donare attraverso la piattaforma di crowfunding "Produzioni dal basso", iscrivendosi al portale pervia la creazione di un account e, inseguito, accedendo alla pagina relativa al progetto cliccando sull'immagine sottostante o sul link:


https://www.produzionidalbasso.com/project/amatrice-cartoline-da-un-terremoto/

 
La raccolta fondi sarà attiva fino al 12 febbraio 2018 e le donazioni giungeranno al destinatario anche inseguito alla non raggiunta dell'obiettivo.

Se non riuscirete a creare l'account o ad accedere alla piattaforma potete versare un contributo direttamente all'Istituto omnicomprensivo Amatrice.
IBAN: IT60F0306914601100000046109 
Causale: Contributo mensa – Progetto AMAtrice

Per maggiori informazioni visitate la pagina!

Spero vivamente che anche voi, come me, decidiate di sostenere Amatrice attraverso una piccola donazione.

Spero abbiate passato un buon Natale e delle buone feste,
Erica. 

venerdì 1 dicembre 2017

Novecento - Alessandro Baricco


Ho scovato "Novecento" in un banchetto dell'usato, allestito in occasione del Bazar di Natale organizzato dalla Scuola Rudolf Steiner di Milano.
Sabato, durante la visita, mi sono molto divertita e la gioiosa atmosfera natalizia mi ha portata ad allestire l'albero in anticipo! Ho anche acquistato "Ernest e Celestine" di Pennac e "La ragazza con l'orecchino di perla" di Chevalier, quest'ultimo l'ho già terminato; se volete rimanere aggiornati sulle letture correnti visitate la sezione "In Divenire".
"Novecento" è un monologo scritto da Alessandro Baricco per l'attore Eugenio Allegri e per il regista Gabriel Vacis i quali, ne hanno fatto uno spettacolo presentato al festival di Astil nel luglio del 1994.
Non avevo idea che il meraviglioso e, indubbiamente, particolare film "La leggenda del pianista sull'Oceano" fosse tratto da un testo di poche pagine.

Il monologo è narrato in prima persona da un trombettista, ingaggiato per suonare sul transatlantico Virginian negli anni '30. Il musicista conosce sulla nave Novecento, il pianista migliore del mondo: egli ammalia e stupisce gli ascoltatori con la sua musica, dettata da processi mentali ripetibili dalle sole sue mani. Novecento è stato abbandonato nella sala da ballo del Virginian quando era in fasce ed il macchinista Danny lo tenne con se. Alla morte dell'uomo il bambino si nascose dalle forze dell'ordine e quando ricomparve mostrò il suo talento al piano: divenne così il pianista del transatlantico. Novecento non ha mai lasciato il Virginian.
I due suonatori diventano grandi amici e, quando dopo la Seconda Guerra mondiale viene deciso di bombardare e rottamare la nave, il trombettista tenta di convincere Novecento ad andare sulla terra ferma ma egli, non è pronto ad abbandonare il Virginian per un mondo senza confini.

E' la prima volta che leggo un testo in forma di monologo: credevo fosse alla stregua di un'opera teatrale ma mi sbagliavo. Il discorso diretto e continuato, non puramente costituito dalle battute dei personaggi, facilita l'immedesimazione del lettore. Lo stile che Baricco ha conferito al testo mi ha riportata immediatamente all'America degli anni '20-'30: il ragtime rende l'atmosfera "frizzante" e lo stesso narrare del trombettista pare seguire le note saltellanti e a tratti malinconiche.

giovedì 23 novembre 2017

"Presagio triste" e "L'abito di piume" di Banana Yoshimoto


Cari lettori,
oggi recensione doppia! Come il caffè che, molto probabilmente, prenderò questa mattina in preparazione alle ore in biblioteca che mi aspettano.
La scorsa settimana mi sono ammalata, ma è stato motivo per ripromettermi di scrivere di più (e sprecare meno tempo dietro a cavolate).
Ho scoperto una ricetta deliziosa per preparare dei biscotti a base di farina di riso ... io e mia madre li abbiamo mangiati tutti in meno di due giorni.
Come sta andando il vostro autunno? Pronti per Natale?

Ci vediamo a fine post!
Ho letto "Presagio triste" e "L'abito di piume" di Banana Yoshimoto, curiosa di esplorare ulteriormente la letteratura contemporanea giapponese. La lettura de "Il peso dei segreti" di Aki Shimazaki, volume che sempre rimarrà nella mia mente e nel mio cuore, mi ha portata a voler conoscere Yoshimoto, autrice i cui scritti sono diventati sempre più noti, tanto da meritare il "posto fisso" nella collana Universale Economica Feltrinelli.

"Presagio triste" ha come protagonista Yayoi, ragazza diciannovenne caratterizzata da una sensibilità paranormale che le permette di percepire sensazioni ed avvertimenti riguardanti passato, presente e futuro. La giovane, tuttavia, non riesce a rimembrare un infanzia segnata da una perdita importante. Le domande di Yayoi, trovano risposta a casa della "zia" Yukino che, si rivela essere sua sorella; ciò giustifica il trasporto per il "fratello" Tetsuo, con il quale scopre di non aver nessun legame di sangue, poiché figlio della coppia che l'ha adottata.
Il finale è aperto: Yayoi e Tetsuo, ormai fidanzati, dopo che i ricordi di lei sono emersi, devono affrontare le difficoltà di un amore tra fratellastri.

"L'abito di piume" riguarda Hotaru, ventenne per anni imbrigliata come amante in una storia d'amore finita velocemente. La protagonista torna nel paesino d'origine, situato sulla sponda di un fiume che con il suo gorgogliare affianca le persone nel loro affaccendare. Hotaru aiutando la nonna nella gestione del caffè, rincontrando la speciale amica Rumi ed innamorandosi di Mitsuru dimentica l'amore cittadino che le ha infranto il cuore. I due giovani, tuttavia, sono legati da qualcosa di più: entrambi da bambini sono entrati in coma, incontrandosi in una dimensione metafisica, Mitsuru salverà Hotaru con un dono.

Entrambe le narrazioni sono in prima persona, ciò giustifica il linguaggio colloquiale utilizzato dall'autrice, volto a ricreare il flusso di pensieri e sentimenti che pervadono le protagoniste. Lo stile  non muta molto nelle due storie: le descrizioni non impressionano particolarmente il lettore (sono senza pretese), la sintassi è semplice, le costruzioni logiche brevi e talvolta espressioni che potevano risultare particolari sono vanificate da parole non inerenti.

La caratterizzazione delle protagoniste pervia della parlata è abbastanza riuscita: Yayoi utilizza un linguaggio fresco e colorito mentre quello di Hotaru, è più malinconico e soppesato.
 I libri, secondo il mio parere, sono entrambi troppo brevi: il coinvolgimento dato dalla prima persona viene spezzato dall'inaspettata fine. 
"Presagio triste" poteva essere ampliato approfondendo la vicenda amorosa tra Yayoi e Tetsuo: il recupero di un passato dimenticato ha generato un sentimento di cui non abbiamo potuto vedere lo sviluppo; sarebbe stato educativo, inoltre, affrontare le problematiche a cui devono andare incontro due fratellastri che si amano.
"L'abito di piume", invece, è fulmineo: ogni cosa pare essere accennata. Banana Yoshimoto avrebbe potuto intrecciare le storie dei diversi personaggi facendole convergere!
Mi è parso di fare qualche piccolo saltello senza mai spiccare il volo.

L'elemento mistico presente in entrambi i libri è portato al ridicolo. Le sensazioni e le visioni di Yayoi paiono talmente insignificanti da essere inutili, ella poteva svelare il "mistero" legato al suo passato semplicemente interrogando i genitori; Hotaru, invece, è circondata da persone sensitive o che vivono esperienze metafisiche: il proprio padre, la propria nonna, la nonna di Mitsuru, Rumi e la rispettiva madre ... non è forse esagerato?

In conclusione, ho sentito talmente tanto parlare di Banana Yoshimoto da aspettarmi testi brevi ma intensi; avevo il sentore, però, che fosse un'autrice commerciale.
 Ella ha pubblicato più d'un libro all'anno fino al 2010 circa, sarà forse per questo che "Presagio triste" e "L'abito di piume" sembrano esser stati scritti impulsivamente ed abbandonati altrettanto in fretta?
Continuando a non comprendere il suo successo, ho deciso di leggere l'esordio "Kitchen", magari ne rimarrò meravigliata.
Una mia personale ipotesi sul successo avuto dall'autrice in Giappone, prende in considerazione l'ambiente socio-economico in cui i lettori sono immersi: la vita nelle metropoli orientali è frenetica, rapida, esigente e mai immobile; le persone, di conseguenza, potrebbero prediligere testi veloci da leggere, semplici e che li riavvicinino all'umanità che spesso si sperde per le strade asfaltate.
Lettori,
spero che il post vi sia piaciuto!
Voi conoscevate Banana Yoshimoto? Cosa ne pensate?
Fatemi sapere.
Un abbraccio,
Erica.

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